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Effetti collaterali del Metilfenidato (Ritalin, psicofarmaco per curare l'ADHD)

Tutti gli organismi che riconoscono l’esistenza dell’ADHD affermano che la terapia farmacologica va evitata per i casi più lievi. Di fatto, però, il ricorso al Ritalin è la soluzione meno impegnativa e, secondo i maligni, l’unica che veramente interessa agli “inventori” dell’ADHD. I profitti delle aziende farmaceutiche, in vertiginosa crescita, sono il primo indicatore utile per riconoscere chi ha veramente guadagnato dal riconoscimento della sindrome.

Il farmaco usato più comunemente è il Ritalin Metilfenidato prodotto da un colosso svizzero.
Il Ritalin discende direttamente da alcune anfetamine in voga tra la comunità hippy nordamericana negli anni ’70 ed è stato considerato fino al 2003 in Italia sostanza illegale assimilabile alle droghe, tabella I (con l’eroina per intenderci), tanto da risultare illegale. Lo stesso si può dire per la DEA, dipartimento antidroga americano, che considera il Metilfenidato come droga (come tale, vista l’attuale diffusione, è utilizzata in molti campus oltreoceano ancora oggi).

«Io ho conosciuto il Ritalin per la prima volta nel 1966 a San Francisco, dove svolgevo ricerche in preparazione di un libro sul movimento psichedelico o hippie. –racconta in un suo libro un ricercatore, Tom Wolfe- A volte li vedevi completamente immersi in un delirio totale da Ritalin. Non un gesto, non un'occhiata: potevano essere assorti in qualsiasi cosa - un tombino, le rughe del palmo delle proprie mani - per un tempo indefinito, saltando un pasto via l'altro, fino all'insonnia più totale... puro nirvana da metilfenidato».

Il Metilfenidato è in verità uno stimolante ma viene utilizzato per sedare i bambini perché è oggetto a un effetto paradossale per il quale, se usato in determinate quantità (grandi, almeno per il fisico di un giovane tra i 6 e i 18 anni), passa dal risultare eccitante al risultare calmante. Il Metilfenidato tende a causare dipendenza e sono documentati casi di bambini, negli USA, che chiedevano ai medici scolastici somministrazioni di quantità sempre maggiori. Diversi studi hanno messo in relazione l’utilizzo di Metilfenidato con la tendenza al suicidio e con la tossicodipendenza in età adulta; in generale l’assunzione di 3 o 4 pillole al giorno fin dalla tenera età non è altro che un addestramento all’uso di sostanze stupefacenti ma anche la tendenza all’abuso di farmaci e psicofarmaci.

Un capitolo a parte sarebbe da dedicare alle controindicazioni. Il Ritalin è stato indicato come concausa nella morte di alcuni bambini in America, ma al di là di questo la lista degli effetti collaterali fa rabbrividire, specie se si pensa che questo farmaco viene somministrato per una malattia che secondo molti autorevoli esperti non esiste nemmeno come tale. Alcuni degli effetti collaterali sono indicati, in Italia, sia nel foglietto illustrativo del Ritalin (1), sia nel modulo di consenso informato dell’Istituto Superiore di Sanità (2), sia nel documento di Consensus che ha dato il via libera, nel 2003, al riconoscimento dell’ADHD (3).

Questo un elenco più esaustivo delle controindicazioni del Metilfenidato, sostanza bandita dal Comitato Olimpico Internazionale, elencate da Peter Bruggin (Direttore del Centro di Studi Internazionale di Psichiatria e Psicologia, IPSS), uno dei massimi esperti di psichiatria infantile:

Funzioni Cardiovascolari: Palpitazioni - Tachicardia - Ipertensione - Aritmia cardiaca - Dolori al petto - Arresto cardiaco
Funzione cerebrali e mentali: Mania, psicosi, allucinazioni - Agitazione, ansia, nervosismo - Insonnia - Irritabilità, ostilità, aggressione - Depressione, ipersensibilità emozionale, pianto facile, introversione - Riflessi ridotti - Confusione - Perdita di spontaneità emozionale - Convulsioni - Comparsa di tic nervosi
Funzioni gastrointestinali: Anoressia - Nausea, vomito, cattivo gusto in bocca - Mal di stomaco, crampi - Bocca arida - Costipazione, diarrea
Funzioni endocrine e metaboliche: Disfunzione della ghiandola pituitaria, alterazione della produzione dell'ormone della crescita - Perdita di peso - Arresto o ritardo della crescita - Disturbi delle funzioni sessuali
Altre funzioni: Visione sfumata - Mal di testa - Insonnia - Depressione - Iperattività e irritabilità - Peggioramento dei sintomi caratteristici dell' ADHD - Ridotta capacità di comunicare e socializzare - Aumento del gioco solitario e diminuzione del periodo complessivo di gioco - Tendenza ad essere socialmente inibito, passivo e sottomesso - Piattezza emozionale. (4)

Non sappiamo cosa possa portare un genitore a somministrare a suo figlio prodotti con un simile biglietto da visita. Smarrimento, sgomento e disinformazione, prima di tutto, insieme a fiducia in chi propone questi prodotti e all’amore per i propri figli che rischia di rendere ciechi. Fatto sta che in America, per quanto questo possa sembrare assurdo, sono milioni i bambini che sono stati drogati con questo prodotto che, lo ricordiamo, è acquistabile con apposita ricetta anche in Italia.

Una considerazione generale: il ricorso a psicofarmaci pesanti come quelli indicati per il trattamento dell’ADHD conferma la tendenza moderna di eccessiva sufficienza nell’utilizzo di farmaci e di psicofarmaci, causata in generale sia dai ritmi di vita moderni che non permettono più troppi tempi per relax, riposo e naturale recupero delle energie ma che richiedono allo stesso tempo una costante efficienza, sia all’abbassamento della soglia di sopportazione del dolore e della sofferenza, sia al massiccio marketing che investe i farmaci e simili, al centro di uno dei business più ghiotti, considerati oramai un prodotto di consumo piuttosto che un rimedio estremo.
Si spiegano così i 400 ricoveri al giorno per intossicazioni da farmaci (solo in Italia), le numerosi morti e tutte le patologie (allergie e patologie più o meno misteriose) che possono avere a che fare con l’assunzione di dosaggi inusuali di sostanze.

L’efficacia della cura con Ritalin è, secondo i critici, irrisoria e trascurabile: il bambino starà sì più calmo e più tranquillo, ma i suoi risultati probabilmente non miglioreranno più di tanto e, una volta finita la terapia, il bambino ricomincerà daccapo ad esprimere la sua irrisolta irrequietezza. Il Ritalin (con Ritalin designamo, in questo caso e in altri, gli psicofarmaci utilizzati in generale per la cura dell’ADHD), alla luce di questi dati, si configura unicamente come un sedativo, una droga per di più potenzialmente letale (specie se va a interferire con patologie preesistenti nel paziente, o se viene utilizzato in dosaggi non consoni all’organismo del bambino).

Così scriveva la NIMH, National Institute of Mental Health, nel 1999: «gli stimolanti sopprimono i sintomi della sindrome ADHD ma non la curano in se. Come risultato i bambini affetti da ADHD devono venire spesso trattati con altri psicofarmaci per molti degli anni successivi alla cura».

Questa è la storia di Matthew Smith, piccolo malato di ADHD morto nel 2000 a 14 anni, tratta da un elenco di morti sospette di bambini dovute a psicofarmaci.
«A Matthew piaceva andare in bicicletta, giocare a softball e aveva una passione particolare per la costruzione di fortini. Secondo suo padre, Lawrence: "I guai per Matthew iniziarono quando l'assistente sociale della sua scuola cominciò a chiamarci per degli incontri, lamentandosi del fatto che Matthew si "agitava" e che "si distraeva facilmente". Ai genitori venne detto che Matthew soffriva di ADHD. "L'assistente sociale ci disse che se non prendevamo in considerazione l'idea di somministrare farmaci a nostro figlio, potevamo essere accusati di negligenza nei confronti dei suoi bisogni educativi ed emotivi". Dopo che ai signori Smith fu detto che lo stimolante era sicuro ed efficace, cedettero alla pressione ed acconsentirono alla "cura". Il 21 marzo 2000, mentre giocava con lo skate-board, Matthew morì per un attacco cardiaco. Aveva 14 anni. Il medico legale determinò che il cuore di Matthew presentava chiari segni di piccoli danni ai vasi sanguigni causati da una sostanza stimolante di tipo anfetaminico e concluse che la morte era stata causata dall'uso prolungato dello stimolante che gli era stato prescritto. "Se non avessimo ricevuto pressioni dal sistema scolastico, Matthew, oggi, sarebbe ancora vivo" - racconta il padre - "A questo punto non posso più tornare indietro e cambiare le cose. Prego Dio, comunque, che la mia storia tocchi il cuore e le menti di molte famiglie, così che siano in grado di prendere una decisione ragionata".»

Cos'è l'ADHD (Iperattività)?

ADHD significa Attention-Deficit/Hyperactivity Disorder, tradotto in italiano in “Sindrome da Deficit di Attenzione e Iperattività”.

Vediamo ora le differenti interpretazioni di coloro che appoggiano la “visione ufficiale” dei sostenitori dell’esistenza dell’ADHD come malattia e di coloro che invece la criticano, lasciando i commenti e gli approfondimenti a dopo.

Secondo il Manuale Diagnostico dell’Associazione Americana degli Psichiatri, innanzi tutto, l’ADHD è un disturbo neuropsichiatrico caratterizzato da due gruppi di sintomi definibili come inattenzione e impulsività/iperattività.
L’inattenzione (o facile distraibilità) si manifesta come scarsa cura per i dettagli ed incapacità a portare a termine le attività intraprese: i bambini sono costantemente distratti, evitano di svolgere attività che richiedono attenzione per i particolari o capacità organizzative, perdono frequentemente oggetti o si dimenticano di attività importanti. L’impulsività invece si manifesta come impossibilità ad organizzare azioni complesse con tendenza al cambiamento rapido da una attività all’altra e difficoltà ad aspettare il proprio turno nel gioco o in situazioni di gruppo. L’impulsività è a volte associata all’iperattività: questi bambini hanno difficoltà a rispettare le regole, i tempi e gli spazi dei coetanei, a scuola trovano spesso difficile rimanere seduti. Tali sintomi sono causati da difficoltà nell’autocontrollo e nella capacità di pianificazione.

Secondo quanto affermato da “coloro che sostengono l’esistenza dell’ADHD” (in questo caso l’AIFA, Associazione Italiana Familiari ADHD, parente della simile associazione americana CHADD –per i legami e le lunghe mani dell’industria farmaceutica) «l'ADHD con il suo variegato quadro di disturbi associati non è la semplice vivacità o la distrazione peraltro tipica nei bambini ma un vero e proprio disturbo che impedisce a chi ne è affetto di selezionare gli stimoli ambientali, di pianificare le proprie azioni e controllare i propri impulsi» (http://www.aifa.it).

«Il Disturbo da deficit d'attenzione ed iperattività (ADHD) –scrive sempre l’AIFA sul suo sito- è uno dei disturbi neuropsichiatrici più frequenti ad esordio in età evolutiva, caratterizzato da inattenzione, impulsività e iperattività motoria che compromette numerose tappe dello sviluppo e dell'integrazione sociale dei bambini. Si tratta di un disturbo eterogeneo e complesso, multifattoriale che nel 70-80% dei casi coesiste con un altro o altri disturbi, fattore che aggrava la sintomatologia rendendo complessa sia la diagnosi sia la terapia».

L’ADHD sarebbe causata dal concorso tra più fattori tra i quali: Fattori genetici (biologici), morfologici cerebrali, prenatali e perinatali, traumatici, ambientali.

L’ADHD colpirebbe oggi circa il 5% della popolazione scolastica americana (potenzialmente fino al 20%); in Francia il 12% dei bambini inizierebbe ad assumere psicofarmaci di vario tipo all’inizio della scuola primaria. Le diagnosi, comunque, sono aumentate negli anni di pari passo con l’ampliamento dei casi di somministrazione di Ritalin e altri farmaci ai bambini affetti e di pari passo con l’aumento degli screening finanziati dalle multinazionali del farmaco.

Assolutamente differente l’opinione di chi sostiene che l’ADHD non è una malattia da curare con potenti psicofarmaci sedativi, che in molti casi nega direttamente l’esistenza stessa dell’ADHD come sindrome. Parleremo poi anche dei metodi di diagnosi e del farmaco usato in modo da comprendere appieno il motivato scetticismo del nutrito e autorevole fronte dei “dissidenti”.

Quello che i “dissidenti” fanno notare prima di tutto è l’assenza di prove scientifiche, l’assenza di un metodo serio di diagnosi basato su evidenze oggettive e l’utilizzo di psicofarmaci. L’ADHD, quindi, non sarebbe una malattia neurobiologica da curare con farmaci ma, più semplicemente, un termine astratto che unisce disagi, sofferenze, esuberanza, estro, creatività, intelligenza, carenza di attenzione.

«Alcuni hanno affermato che l'ADHD è "un vero e proprio disturbo di natura neurobiologica", ma non vi è alcuna prova scientifica di tale natura neurobiologica. –si legge sul sito della campagna Giù le mani dai bambini che raccoglie, in Italia, le voci critiche- Le prove biologiche consistono di test oggettivi e ripetibili che associano reciprocamente una qualche alterazione comportamentale a precise alterazioni organiche rilevabili attraverso esami (sul sangue, urine, TAC, etc.). Nulla di ciò esiste in relazione all'ADHD. Alcune presunte prove si sono poi mostrate falsificate in partenza da errori (inconsapevoli?) nella conduzione della sperimentazione. Gli enormi interessi finanziari che stanno dietro l'ADHD e la sua "diffusione", possono indurre ricercatori e altri individui verso atteggiamenti ben poco scientifici. Per dimostrare che l'ADHD è un vero disturbo biologico, dovrebbero esserci rilievi anatomo-patologici inequivocabili, correlati alla sintomatologia, ma se ciò fosse realmente provato non sarebbe più necessario fare domande ed osservare il comportamento del soggetto per perfezionare la diagnosi: ci sarebbe un preciso test di carattere biologico, che invece non esiste. Nella scienza prima si prova qualcosa e poi lo si afferma, non il contrario; altrimenti restiamo nel campo delle opinioni».

Secondo lo studioso Paul Elliot, "..Il quoziente di intelligenza medio di persone affette da ADHD è in media più alto delle persone comuni... I malati di ADHD hanno grande creatività intesa non solo in senso artistico (musica pittura etc.), ma anche come genialità nell'affrontare e risolvere problemi e situazioni. I malati di ADHD hanno inoltre strutture cerebrali sensoriali più sviluppate. In poche parole percepiscono suoni, immagini, gusti, odori e sensazioni tattili in misura maggiore, e questo le rende facilmente distraibili. Più si sale nei punteggi del Quoziente di Intelligenza, più si incontrano malati di ADHD, anzi, oltre 160 di IQ, sono tutti malati di ADHD. Se questo è un guaio, un danno del cervello, come vorremmo esserne tutti affetti! Insomma, non è un disagio o un danno, e prima ce ne accorgiamo, prima sapremo adottare approcci corretti verso questa situazione!…". I bambini etichettati come malati di ADHD e sedati sarebbero talvolta semplicemente bambini che provano scarso interesse per certe attività, come quelle scolastiche, e che invece hanno grandi capacità di concentrazione in altre, come l’utilizzo di videogiochi, nelle quali si vedono più coinvolti.

Sarebbero stati etichettati come malati di ADHD, e quindi resi “inoffensivi” con psicofarmaci, tra gli altri, bambini che sarebbero poi diventati orgogli dell'umanità come Einstain, Beethoven, Rachmaninov, Churchill, Hemingway, Lincoln, Kennedy, Picasso, Leonardo Da Vinci, Newton, Pasteur, Faraday, Spielberg, Galileo Galilei...

L’esuberanza e la difficoltà di sottoporre a regole e routine i bambini sono questioni antiche come il mondo, e non vogliamo certo negare l’oggettiva esistenza di disagi e di difficoltà che vedono come prime vittime i bambini stessi e che fanno parte in linea di principio della natura stessa della crescita. I “critici”, piuttosto, negano l’esistenza dell’ADHD come malattia mentale diagnosticabile, vista l’assenza di evidenze scientifiche, e negano soprattutto le cure farmacologiche previste, affermando che quella che viene identificata come malattia è invece un qualcosa di perfettamente naturale, controllabile e correggibile con la pedagogia, l’attenzione, l’affetto, la psicologia, la comprensione delle esigenze del bambino. Secoli di pedagogia, di disagi e di incomprensioni sono stati racchiusi, con il riconoscimento dell’ADHD avvenuto in Italia nel 2003, in una pasticca che, a dispetto delle gravi controindicazioni, pare non avere nemmeno l’efficacia sperata ma solo gravi controindicazioni.

PSICHIATRIA: oltre al danno anche la beffa


COMUNICATO STAMPA Milano, mercoledì 27 febbraio 2008
Quali verità nascoste sull’elettroshock e sugli psicofarmaci
Sul sito di Adnkronos, Athanasios Koukopoulos, Presidente uscente dell'Associazione italiana per la terapia elettroconvulsivante (Aitec), afferma che gli psicofarmaci sono più costosi e letali dell’elettroshock. Oggi il Corriere riporta uno studio inglese che rivela che gli antidepressivi sono inutili e paragonabili al placebo.
Come la mettiamo ora con i milioni di persone che stanno assumendo da anni psicofarmaci decantati come assolutamente sicuri ed unica soluzione alle “malattie mentali”? Chi glielo va a dire che sono a rischio di morte? O mentono coloro che promuovono gli psicofarmaci o mentono Cassano e Koukopoulos. Sottolineiamo che Cassano promuove sia l’una sia l’altra soluzione. Come la mettiamo con i miliardi, di nostre tasse sudate, che attraverso il fondo sanitario vengono elargiti generosamente alle case farmaceutiche? Intervistato dal sottoscritto, lo Psichiatra dr. Mariano Loiacono, che da 32 anni opera con estremo successo nell’Azienda ospedaliero-universitaria “Ospedali Riuniti” di Foggia afferma: «Ricevo molte persone che, disperate, cercano di uscire dalle cure psichiatriche tradizionali, anche del dr. Cassano, provate nel fisico e nell’animo ben più di prima che finissero sotto trattamento. Mi piacerebbe che qualcuno organizzasse un confronto pubblico, magari televisivo, tra il dr. Cassano con le sue cure e i suoi collaboratori e i miei metodi e i miei collaboratori. In 32 anni di attività sono centinaia le persone che posso dimostrare sono usciti dal tunnel del disagio psichico affrontandolo col “metodo alla salute” che esclude l’uso di psicofarmaci, a conferma di quello che dice anche il dr. Antonucci sul Giorno di qualche giorno fa. Io e due “casalinghe”, usando il mio metodo, siamo in grado di aiutare un cosiddetto “schizofrenico” senza l’uso di psicofarmaci e trattamenti molto meglio del dr. Cassano e suoi collaboratori; e lo possiamo dimostrare. Inoltre questo con costi decisamente inferiori sia in termini economici ma soprattutto umani». Cassano gioca colpevolmente con le parole quando dice che oggi l’elettroshock è diverso e non provoca più danni poiché effettuato sotto anestesia e iniezione di mielorilassanti. Facciamo un esempio: se ti danno una martellata in testa mentre sei sveglio, è probabile che sentirai molto dolore oltre agli ovvi danni fisici. Se ti danno la stessa martellata mentre sei sotto anestesia, non sentirai il dolore, ma il danno resta. Inoltre nel documento, in nostro possesso, del consenso informato della Clinica Psichiatrica all’Università di Pisa, praticamente non vengono citati danni collaterali fisici che qualsiasi medico potrebbe confermare. Non solo nello stesso documento si fa del terrorismo psicologico dicendo al paziente che se non si sottopone…avrà un più lungo e grave periodo di malattia e debilitazione. Il documento afferma che eventuali ricadute dopo l’elettroshock vengono “evitate” con l’assunzione di psicofarmaci. Mamma mia è un circolo dannatamente vizioso!
La vera differenza, che Cassano e Koukopoulos non dicono tra il passato e il presente dell’elettroshock, è solo da un punto di vista estetico: non si vedono più gli aspetti drammatici delle convulsioni (mielorilassanti) quindi è accettabile per la gente, ma non per colui che lo riceve.
Una società civile non dovrebbe permettere trattamenti brutali ma proibirli, oltre ad effettuare una completa indagine per scoprire i danni causati fino a questo momento. Alla luce delle dichiarazioni di Koukopoulos bisognerebbe anche indagare a questo punto su cosa intende con “psicofarmaci costosi e letali” soprattutto sull’affermazione “letali”. Siamo d’accordo su entrambi i punti. Un appunto sul costoso: la psichiatria in America con 12 dollari di corrente incassa 5 miliardi. Sembra proprio un buon affare.
Massimo Parrino
Direttore Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani onlus
Tel.: 02/36510685 E-mail: direttore@ccdu.org
Sito: ww.ccdu.org

DATI SULL'ELETTROSHOCK!!!!!!


Visto gli ultimi comunicati di alcuni Psichiatri per quanto riguarda l’Elettroshock, anche detto trattamento elettrocunvulsivo o ETC, ho deciso di dedicare uno spazio a questo soggetto, per far conoscere i danni provocati da questo “trattamento”.
Innanzitutto non tutti sanno come è nato questa “cura”.
L’ETC è nato nel 1938, quando lo psichiatra italiano Ugo Cerletti osservò, in un macello romano, come i maiali erano trattati prima di essere uccisi; infatti veniva loro dato una shock elettrico per renderli più docili e dopo di questo venivano uccisi. In quella occasione questo psichiatra decise di utilizzare questo trattamento anche sugli esseri umani. (da notare il paragone esseri umani, maiali)
La prima vittima di Cerletti fu un carcerato. Dopo la prima scarica elettrica disse “Basta, mi fa morire!” e in risposta il signor Cerletti ordinò di fargli un altro trattamento con un voltaggio più alto.
Già dall’origine si può vedere che è tutto meno che una cura.
Ecco come “funzione” l’elettroshock:
L’apparecchio originale usato da Cerletti aveva un voltaggio di 125 Volt., in seguito le macchine iniziarono ad erogare 480 Volt..
Al giorno d’oggi quando si somministra l’ETC si adottano le seguenti misure.
1) Si somministra al paziente un anestetico e una sostanza per rilassare i muscoli ed evitare che si rompano le ossa (che a volte si rompono ugualmente).
2) Si applicano gli elettrodi sulle tempie e sulla fronte.
3) Viene messo un apribocca per evitare che si rompano i denti o che il paziente si morda la lingua.
4) Viene somministrata una corrente che va da 180 Volt. A 480 Volt. Che brucia completamente il cervello
5) Il flusso del sangue al cervello può aumentare fino al 400% per soddisfare la richiesta di ossigeno. La pressione sanguigna può aumentare fino al 200%. Nel cervello è presente una barriera che serve per proteggersi da agenti dannosi e sostanze estranee. Con l’ETC, tossine dannose fuoriescono dai vasi sanguigni e vengono a contatto con il tessuto cerebrale causando gonfiore. Le cellule nervose muoiono. L’attività cellulare e fisiologica del cervello viene alterata.
6) Di solito alla maggior parte dei pazienti vengono somministrate da 6 a 12 shock , tre volte alla settimana.
7) Le conseguenze sono: Perdita della memoria, confusione, perdita dell’orientamento spazio/temporale, perfino la MORTE.
Questo trattamento non ha mai curato nessuno.
Queste sono solo alcune delle cose che devi sapere sull’ETC affinché tu sappia a cosa andresti incontro sottoponendoti a tali “trattamenti” per non dire torture.
Spero che queste informazioni ti possano essere utili e se hai bisogno di altri dati o se hai subito abusi psichiatrici contattami e vedremo cosa fare.
Ogni persona ha dei diritti tra cui il diritto alla vita. Nessuno può toglierti questo diritto, ti appartiene.

“Evviva” l’elettroshock!


Quanti, dei milioni di persone che hanno ricevuto l’elettroshock, sarebbero d’accordo con l’affermazione del Dott. Cassano? E’ di pochi giorni fa l’intervista shock nelle radio nazionali principali che, negando tout court la realtà dei fatti, promuove e spera nell’apertura di decine di centri e reparti che fanno elettroshock, spacciandola come cura miracolosa. Dobbiamo renderci conto che i “trattamenti” psichiatrici sono semplicemente uno stupro dell’anima.
Durante l’intervista il Dr. Cassano ha seppellito qualsiasi critica e tutte le storie drammatiche con affermazioni tipo: “è tutta letteratura”. Si, letteratura fatta sulla pelle della gente.
L’On. Lucchese, medico Pediatra, da noi intervistato in proposito, critica l’impostazione di “pura affermazione” delle proprie opinioni, senza dimostrare nulla o portare prove delle proprie dichiarazioni. L’unica cosa di cui Cassano si preoccupa è che Cerletti ha sbagliato nome: non doveva chiamarlo elettroshock. Come se cambiare nome a qualcosa, la facesse sembrare più umana. Lo stupro è stupro anche se lo chiami “rapporto sessuale non consenziente”.
Lo stesso Ugo Cerletti, inventore dell’elettroshock, durante un suo discorso alla Sorbona negli anni 50 affermò che questa terapia doveva essere cancellata, affermazione confermata dalla sorella e dalla figlia, negli anni seguenti.
Quale è lo scopo di Cassano? Egli evita di dire alla gente che tutta la teoria che sta dietro a questa “grande scoperta” risiede nell’ipotesi che una manifestazione neuropatologia, l’ epilessia e una malattia mentale, la depressione non possono coesistere. Così, se si provocano convulsioni epilettiche queste “scacciano”, come se fosse il malocchio, la depressione. Una teoria strampalata, come molte altre.
Il Dott. Antonucci, medico che ha smantellato molti reparti psichiatrici, afferma che L’ETC può procurare gravi danni neurologici e fisici, per esempio pancreatine emorragica, come si trova scritto nel dizionario medico SAIE/LAROUSSE del 1983.
Nessuna società civile dovrebbe permettere l’uso di una pratica brutale come l’elettroshock e la distruzione della sanità mentale di una persona, facendola passare per “cura miracolosa”.
Il Dott. Giorgio Antonucci e lo psichiatra Mariano Loiacono hanno provato, al di la di ogni ragionevole dubbio, che dal disagio psichico si può uscire senza l’uso di psicofarmaci o altri trattamenti brutali, simili in tutto e per tutto a torture.
Inoltre i costi sociali ed economici di questo approccio sono drammaticamente ridotti, in certi casi fino al 90%. Antonucci, al tempo del suo lavoro nei reparti, dice che gli unici ad essere scontenti erano i rappresentanti farmaceutici. Forse Cassano vuole invece favorire l’azienda elettrica…
Il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani chiede da anni la cancellazione di questa pratica brutale.
Massimo Parrino
Direttore Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani onlus
Tel.: 02/36510685
Email: info@ccdu.org
Sito: www.ccdu.org

elettroschock terapia

Ho posto la seguente
domanda ad un sito di psichiartia. Leggete la risposta e giudicate voi!
Ma se l'ETC è cosi dannoso, perchè in alcuni luoghi viene ancora praticato? lo stesso per le lobotomie etc?Io so che molte persone sono morte dopo questi trattamenti!
Risposta
si, viene ancora praticato in alcune cliniche in Italia, comunque anche all'estero ha ancora largo uso.
Chiedono il consenso scritto del paziente per i cicli di terapia, viene utilizzato nelle forme di depressione catatonica.Il suo uso non è illegale, ma consentito.Sono soprattutto gli psichiatri anziani che ne fanno uso e che lo consigliano appartiene ad una psichiatria che non aveva farmaci a disposizione, non ha più molti seguaci. Per quanto riguarda la lobotomia so di sicuro che in Italia non si fa, non so dirti se in qualche altro paese è invece ancora in uso, però anche questa appartiene al passato, è un residuo di un tempo in cui la psichiatria era davvero senza strumenti di cura.

Primario e medico a giudizio per l'ambulantemorto nel reparto di Psichiatria


«Siamo un passo più vicini alla giustizia per mio padre, e adesso si va avanti». Queste le parole di Natascia Casu alla fine dell'udienza preliminare in Tribunale a Cagliari che ha stabilito il rinvio a giudizio per Giampaolo Turri e Maria Rosaria Cantone: il primario del Servizio psichiatrico di diagnosi e cura dell'ospedale Santissima Trinità di Cagliari e la dottoressa che aveva in cura Giuseppe Casu, il padre di Natascia. Il giudice per l'udienza preliminare ha accolto la richiesta del pubblico ministero Gian Giacomo Pilia - che aveva chiesto il rinvio a giudizio per i medici con l'imputazione di omicidio colposo - e fissato il processo per il 17 aprile.
I medici ieri mattina erano rappresentati dai loro avvocati e hanno preferito non commentare la decisione del giudice. Ma fra due mesi Turri e Cantone, ormai ufficialmente imputati, dovranno spiegare cosa sia realmente accaduto all'interno dell'ospedale Santissima Trinità tra il 15 giugno 2006 - giorno in cui Giuseppe Casu fu ricoverato a seguito di un “trattamento sanitario obbligatorio” - e il 22 giugno, giorno in cui il paziente morì. A chiedere l'intervento della magistratura era stata - pochi giorni dopo il decesso - la famiglia, tramite l'Asarp, l'Associazione sarda per la riforma psichiatrica. Troppe erano infatti le ombre su quella morte inattesa.
Giuseppe Casu era un venditore ambulante sprovvisto di licenza, che lavorava a Quartu Sant'Elena, e negli ultimi mesi era stato la vittima più colpita da parte del Comune, che aveva deciso di intraprendere una vera e propria guerra all'abusivismo. Le multe si erano accumulate rapidamente. Il 15 giugno era arrivata l'ultima della serie, mentre il signor Giuseppe - ricordano alcuni testimoni - si trovava nella piazza IV Novembre.
Una giornata come tante altre, con la sua motocarrozzella carica di frutta e verdura parcheggiata nella piazza e lui a chiacchierare e a giocare a carte con altre persone. Questa ricostruzione dei fatti lascia molti interrogativi sull'opportunità di intervenire con la forza pubblica per un “trattamento sanitario obbligatorio”. Provvedimento estremo, che deve avvenire solo in situazioni particolarmente gravi e per questo stabilite dalla legge. La motivazione scritta nel documento che giustificava il TSO era “agitazione psicomotoria”, ma a detta di che era con lui quella mattina il signor Casu non era affatto agitato.
La prima di tante irregolarità in questa storia. La più grave tra tutte è sicuramente la conferma del TSO da parte del giudice tutelare, che secondo la legge - proprio perchè si tratta di un provvedimento grave che limita fortemente la libertà delle persone che lo subiscono - deve avvenire entro 48 ore. «Ma per il signor Casu arrivò solo il giorno prima della sua morte» precisa Francesca Ziccheddu del Comitato Verità e Giustizia per Giuseppe Casu. Viene spontaneo pensare che se non ci fosse stato il TSO, probabilmente il signor Casu ora sarebbe ancora vivo. Ma «se a qualcuno verrà attributa la responsabilità di queste irregolarità, saranno solo illeciti amministrativi», spiega Dario Sarigu, che insieme a Mario Canessa difende la famiglia Casu in giudizio. Illeciti amministrativi che però hanno portato alla morte di una persona.
Durante quei 7 giorni, il signor Casu era stato legato mani e piedi e tenuto sotto costante effetto di sedativi fino alla sua morte, avvenuta per tromboembolia polmonare nel letto dell'ospedale. Nessuno si aspettava un epilogo del genere, la famiglia si era fidata dei sanitari, ma dopo una morte la richiesta di indagare sull'accaduto appare più che legittima. Se gli imputati siano responsabili, e in quale misura, lo stabiliranno i giudici il 17 aprile. Intanto è stata aperta un'indagine parallela, relativa allo scambio di reperti autoptici. Il magistrato infatti aveva disposto degli accertamenti medico-legali, ma dopo le analisi i medici nominati dal Tribunale stabilirono che quei reperti non appartenevano al signor Casu ma ad un altro paziente, morto anch'egli per tromboembolia polmonare ma che era malato di cancro. Un'altra ombra pesantissima sulla vicenda, per la quale è stata presentata - almeno per ora - una denuncia contro ignoti.
Oltre al caso in sé, Natascia Casu vuole la tragica storia di suo padre possa servire almeno a modificare le pratiche seguite all'interno del Servizio psichiatrico diagnosi e cura dell'ospedale Santissima Trinità: «Mio padre non tornerà in vita neppure se verrà fatta giustizia, ma quello che mi auguro è che questa storia possa servire ad altre persone che hanno subito e stanno subendo trattamenti simili». E a sentire Gisella Trincas, presidente dell'Arpas, da giugno 2006 a oggi le cose non sono cambiate, in quel reparto e altrove: «Noi stiamo continuamente denunciando casi di cattive pratiche, ma la cosa peggiore è che è il Santissima Trinità non è un caso isolato, in tutta Italia esistono ospedali con medici reticenti a mettere in pratica la legge Basaglia».
A 30 anni dalla sua entrata in vigore le resistenze culturali sono ancora molto forti, e si preferisce utilizzare il contenimento fisico e pesanti terapie farmacologiche e invasive, a volte persino l'elettroshock, anziché instaurare rapporti umani con i pazienti, riconoscendo appieno i diritti e la necessità di una vita di qualità per persone che dovrebbero essere seguite e curate da ambulatori territoriali, come stabilisce la legge 180. «Per questo non si crea un clima di fiducia tra pazienti e personale ospedaliero», continua Gisella Trincas: «c'è sempre la paura da parte dei pazienti che un ricovero da volontario diventi obbligatorio».
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Psicofarmaci: Cosa succede in Italia?


Si schiera dalla parte dei cittadini Daniela Guerra dei Verdi, che nella risoluzione espressa presso la Giunta Regionale dell'Emilia Romagna, chiede al Ministero della Salute di intervenire in materia psicofarmaci, perché il metilfenidato (Ritalin) e l'atomoxetina (Strattera) tornino nella tabella degli stupefacenti. Ricordiamo che il Ritalin è un'anfetamina somministrata ai bambini, scomparsa in Italia nell'89 e rimasta nella tabella stupefacenti sino al 2003; riportata il 26 aprile 2006 tra le sostanze stupefacenti, il 10 marzo 2007, l'Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) aveva deciso di riammetterla tra i farmaci normalmente prescrivibili.
Altra vittoria emiliana è stata l'approvazione all'unanimità di una mozione di Verdi e Pd, che chiedono al Governo che sulle confezioni di determinati farmaci siano riportate più informazioni, in particolare per il metilfenidato, con una guida dettagliata sui potenziali pericoli.
Si tratta di una lunga serie di prese di coscienza che nei mesi scorsi avevano visto il Consiglio Regionale piemontese abolire gli psicofarmaci e i test psichiatrici nelle scuole; e la stessa proposta era stata presentata in Campania da Tonino Scala. Ricordiamo, infatti, che questi test diagnosticano una "malattia" di dubbia esistenza, chiamata ADHD (Sindrome da deficit di attenzione e iperattività), sulla base di domande arbitrarie, un metodo che ha ben poco di scientifico. I ragazzi vengono in questo modo indirizzati a strutture neuropsichiatriche, dove vengono poi somministrati psicofarmaci come il Ritalin.
Etichettare e controllare sembrano essere le attività principali della psichiatria e da Basaglia molti passi devono ancora essere compiuti. A quei tempi il problema erano i manicomi, oggi sembra accentrarsi sui trattamenti ai minori. Ma la Lombardia sembra non averlo compreso e, attraverso una petizione, intende semplicemente potenziare l'intero sistema psichiatrico, quando gli stessi soldi potrebbero invece essere investiti per fermare gli abusi dei diritti umani in quell'ambito e migliorare contemporaneamente il sistema.

Le scuole stanno diventando terra di conquista per chiunque

Personaggi fantomatici per malattie fantomatiche. Le scuole stanno diventando terra di conquista per chiunque
Il giorno 29 Gennaio il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani, a seguito di una segnalazione del Sig. Gianni Zappoli, Responsabile del centro Don Milani di Bologna e Pianoro, ha presentato una segnalazione all’Ordine degli Psicologi e al Provveditorato Scolastico Regionale e Provinciale nei confronti della Dott.ssa Monica Pavan, la quale, sul suo sito (www.associazioneagap.org), afferma d’insegnare ai docenti delle scuole di Bologna e Provincia come riconoscere nei bambini la (mai provata scientificamente) “malattia” psichiatrica ADHD, meglio conosciuta come “iperattività”.
Questa dottoressa si presenta come psicologa, nonostante l’ordine degli psicologi nazionale e regionale, salvo errori, neghi la sua iscrizione. Se ciò corrisponde al vero ci troviamo di fronte ad una psicologa, che tale non è, che insegna come diagnosticare una “malattia” mentale, che tale non è.
Le nostre scuole sembra si stiano trasformando sempre più in distaccamenti delle ASL, che propongono ai Presidi, con il supporto di psicologi, fantomatici programmi che dovrebbero migliorare l’istruzione e le relazioni. Questi programmi sono le brutte copie di quelli attuati in America dal 1965 e che hanno causato il disastro nella loro istruzione. Le stragi nelle scuole americane sono una diretta conseguenza di tali programmi. I Presidi hanno il dovere di informarsi riguardo ai risultati, se di risultati si può parlare, prodotti nel passato da tali programmi. Non devono fidarsi solo per il fatto che a proporli sono dei cosiddetti “professionisti”.
Se qualcuno pensa di trasformare le nostre scuole in un nuovo mercato per la psicologia e la psichiatria ha fatto male i suoi calcoli.
Noi continueremo a denunciare chiunque sostenga la necessità di screening nelle scuole, chiunque sostenga l’ADHD e i disturbi dell’apprendimento come fossero malattie mentali, nonostante non ci siano prove scientifiche a sostegno.
Non ci sono scuse e compromessi su una questione così delicata. E’ il futuro dei nostri bambini che è in gioco.
Preghiamo tutti i genitori a cui figli sono stati sottoposti test psicologici nelle scuole, sotto forma di domandine, osservazione diretta, sviluppo di temi e disegni, di segnalarlo al nostro Comitato.
Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani onlus Tel.: 02/36510685 Email: info@ccdu.org

Ennesimo abuso psichiatrico

Ieri, giovedì 7 febbraio, un uomo di 44 anni ha subito un Tso (trattamento sanitario obbligatorio) all' Spdc di Livorno, notificatogli dopo una settimana di ricovero volontario, in risposta alle sue ripetute richieste di dimissioni.M., ex paziente del Csm di Livorno, stanco della pesante terapia farmacologica, si era rivolto ad un medico di Firenze con il quale era riuscito a staccarsi dal Servizio di Salute Mentale, concordando una terapia meno invasiva.
Mercoledì 30 gennaio la dottoressa del Csm, sotto probabili pressioni della famiglia, suona a casa di M. che non le apre.A quel punto la stessa, dopo qualche ora fa partire un Aso (Accertamento Sanitario Obbligatorio), e M., scortato da ambulanza e vigili urbani, arriva al Csm.
Durante il colloquio con la dottoressa, M. accetta di farsi ricoverare volontariamente presso il decimo reparto di psichiatria di Livorno, consapevole del rischio di un ricovero coatto se si fosse rifiutato.Nei giorni seguenti M. ha richiesto la sua cartella clinica per informarsi sia circa il regime del suo ricovero, sia sulla sua terapia farmacologica: negatagli la visione della cartella, dagli infermieri gli è stato detto di essere in Tsv (trattamento sanitario volontario).Da questo momento ha espresso più volte e chiaramente ai medici la volontà di firmare la dimissione dal ricovero e di uscire, come previstodalle legge 180 (legge Basaglia del 1978), ma i medici non glielo hanno permesso, minacciandolo di trasformare il ricovero da volontario inobbligatorio, anche in presenza nostra e di due giornalisti, e nonostante il supporto esterno del suo medico di fiducia e di un legale.In risposta a queste pressioni l Spdc di Livorno ha attivato il Tso, nonostante non sia soddisfatta una delle condizioni per l'attivazione del provvedimento, il rifiuto delle cure, visto che M. le ha sempre accettate sia dentro al reparto, dove lui è entrato volontariamente,sia all esterno dove è in cura da un medico.Siamo di fronte ad una serie di abusi che vanno dal ledere i diritti fondamentali dell individuo fino ad arrivare al sequestro di persona.Ad M. è stata negata la possibilità di scegliere come, dove e con chi curarsi; di poter visionare la propria cartella clinica, per essere messo al corrente della propria diagnosi e dei farmaci a lui somministrati; di dare il consenso informato, per conoscere gli effettidei trattamenti subiti.
Ma l' abuso più grande è stato commesso quando, dopo qualche giorno, ad M. è stato impedito di dimettersi dal reparto con spintoni e ricatti, finché non avesse firmato la richiesta per la pensione di invalidità, questo si chiama sequestro di persona.
Temiamo per l' incolumità di M. all interno del reparto, la sua volontà di uscire è stata mascherata da sintomo di malattia e viene trattata farmacologicamente, nel tentativo di neutralizzarne i comportamenti indesiderati, mettendo a rischio cosi la sua salute e non tutelandola come voglio far credere.Ancora una volta ci troviamo di fronte al fatto che la psichiatria ripropone le stesse dinamiche che si attuavano nelle strutture manicomiali, esercitando un potere assoluto e fino a ora incontrastato.contro gli abusi della psichiatria Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud-Pisa

ADHD: i dati, i soldi, il mercato.

I dati.L'ADHD esiste? Esiste cioè un'entità patologica specifica che corrisponde alla definizione che ne viene data?La diagnosi si fonda solo sui test e sull'osservazione del comportamento del bambino.I test per l ADHD sono solo ed esclusivamente le solite domandine* (ripeto: solo ed esclusivamente le solite domandine - o loro varianti).* per chiunque non ne fosse a conoscenza, riporto qui alcune delle domane (7 su 18) del test.- muove spesso le mani o i piedi o si agita sulla sedia?- è distratto facilmente da stimoli esterni?- spesso ha difficoltà a giocare quietamente?- spesso chiacchiera troppo?- spesso spiattella le risposte prima che abbiate finito di fare la domanda?- spesso sembra non ascoltare quanto gli viene detto?- spesso interrompe o si comporta in modo invadente verso gli altri; per es. irrompe nei giochi degli altri bambini? .I sostenitori della ADHD parlano di un disturbo neurobiologico.Su quali basi fanno queste affermazioni? Quale è la specifica lesione anatomo patologica e quale è l'alterazione funzionale biologica specifica? Quali sono o sarebbero gli esami oggettivi che ne permettono la rilevazione con sufficiente sensibilità e soprattutto con assoluta specificità?Nel caso poi vi sia una qualunque risposta a queste domande, ciò significherebbe che la diagnosi di ADHD è una vera diagnosi medica, non psichiatrica, bensì neurologica.A chiarimento definitivo di ogni e qualsiasi dubbio, esiste un modo di togliersi d'impaccio: se l'ADHD è una malattia neurobiologica, allora si faccia diagnosi utilizzando quegli esami oggettivi (test di laboratorio, TAC, ecc.), che ne hanno dato la prova. Il resto sono chiacchiere.L'obiezione: Ma test di questo genere non esistono per nessuna malattia mentale!, non dimostra nulla. Questo genere di argomentazione è sullo stesso piano logico che si verificherebbe quando, dopo un tumulto, uno degli arrestati, rispondendo alla domanda: Perché hai dato fuoco ad un'auto?, replicasse: Perché lo facevano molti altri”.Spesso otteniamo le solite risposte fumose: l'ADHD è un disturbo multifattoriale, comorbilità, ecc. Una volta sviscerato il problema, arrivano a parlare di diagnosi differenziale: Il bambino ADHD è quello dove gli altri eventuali fattori, possibile causa della iperattività e disattenzione, sono stati comunque esclusi.Quindi il bambino iperattivo e disattento perché ha i genitori che si stanno separando, non è ADHD; non lo è quello dove la causa sia una vera malattia fisica; non lo è laddove vi siano problemi di relazione o affettivi; non lo èNe dobbiamo dedurre che il bambino ADHD è quello iperattivo e disattento, per il quale non siamo stati capaci di capire o spiegare il perché. Una diagnosi veramente interessante poiché diagnostica, casomai, l'incapacità del medico.Alcuni affermano che si tratta di una questione di gravità: dipende da quanto è grave questo comportamento, da quanto disturba gli altri e ostacola se stesso.Possiamo anche concordare, ma quali sono le cause di quel comportamento nello specifico caso? Se si tratta di un problema medico vero (svariate patologie mediche possono provocare questi sintomi), allora vi sarà una diagnosi medica e una terapia conseguente. Se si tratta di un problema di relazioni umane, ci si dovrà muovere su un altro terreno. La gravità della situazione, la sua intensità, non può essere confusa con le cause che la determinano.Alcuni mostrano grandi quantità di testi scritti sulla ADHD: la vastità della letteratura.Henri Poincaré, nel suo libro - la Scienza e l'Ipotesi - scriveva: un ammasso di dati non è scienza più di quanto un mucchio di pietre sia una casa.Altri si appellano al numero ed alle qualifiche degli esperti a favore della ADHD. Eravamo convinti che il principio di autorità fosse il contrario della scienza, sin dai tempi di Galileo.Un neuropsichiatra infantile, non sapendo più cosa rispondere, ha detto: Insomma, dobbiamo pur dare un nome alle cose!. Questa frase si commenta da sola.I soldi.Qualcuno, a mio avviso incautamente, sostiene la seguente idea: I bambini malati di ADHD non sono quelli che semplicemente sono troppo distratti o attivi. Qui si tratta di una vera patologia. In questi casi diagnosi e cure sono necessarie e lo psicofarmaco sarà comunque sempre l'ultima soluzione possibile. Inoltre i bambini che soffrono di ADHD sono solo il 4% della popolazione infantile.Quindi parliamo di una cifra compresa tra i 300,000 e i 350,000 bambini. Questo significa un indotto di altrettanti nuovi pazienti nel mercato della salute. Impossibile calcolare, se non molto approssimativamente, la spesa sanitaria: solo per i controlli, le visite e gli esami, non potrà comunque essere inferiore ai 350 € all’anno per paziente.A questi vanno aggiunti i costi delle psicoterapie e/o degli psicofarmaci (o di entrambi).Anche qui, ipotizzando sempre i costi più contenuti possibili, siamo sui 1,000 $ annui per la psicoterapia e tra i 500 e i 5,000 $ annui per i farmaci, con una media di 3,000 $ annui in totale.Attenendoci alle cifre sottostimate di 300,000 bambini per soli 3,500 $ annui ciascuno, otteniamo un totale di spesa che supera il miliardo di Euro annui.Ma, ripeto, le cifre sono più vicine al doppio o al triplo di quella descritta. Per non parlare della comorbilità e di quant'altro si aggiunge dopo.Il mercato.Sono infatti sempre i sostenitori della ADHD e dei test che affermano: in Italia sono circa 800 mila i giovani depressi : il dato non solo è reale, ma è dichiaratamente sottostimato la statistica non è affatto altisonante, ma parte dal presupposto longitudinale della presenza di almeno (sottolineo almeno) il 20% di giovani nella popolazione depressa: è la percentuale minima indicata dalle ricerche dell'American Psychiatric Association, valida per tutti i paesi occidentali”.Potete trovare il testo intero alla pagina web: www.nopsych.it/article80.htmlQuindi avremmo il 4% ADHD, il 10 o il 20 % depressi, cui vanno aggiunti un 7% di sofferenti di sindromi ansiose, un 2 o 3% di affetti da disturbo ossessivo compulsivo (http://depression.forumup.it/post-33-depression.html), cui vanno aggiunti (sempre secondo queste teorie), gli schizofrenici e tutte le altre malattie mentali.Raggiungiamo così una media del 35/40 % della popolazione infantile: oltre 3 milioni di bambini.Quindi le cifre sopra elencate per l'ADHD vanno decuplicate. Ora abbiamo un mercato con un fatturato globale (potenziale), di oltre 30 miliardi di Euro: un fatturato che si avvicina a quello della FIAT.Sono cifre che dovrebbero indurre a qualche riflessione.E dopo tutto ciò che abbiamo detto, tu, che stai leggendo, pagherai per sostenere l'intera faccenda. Si, perché tutto questo sarà fornito dal nostro Sistema Sanitario Nazionale (SSN).Per essere precisi, questo andamento provocherebbe il crollo economico dello stesso SSN.Alcuni insegnanti e genitori, lamentano comunque un incremento dei fenomeni di iperattività e disattenzione nei bambini. Non sono certo di questo incremento, ma ciò è possibile. Due sono i fattori da esaminare.Anzitutto, in una società sempre meno a misura di bambino, dove la presenza dei genitori è diminuita perché spesso entrambi devono lavorare, dove l'educazione e l'amore sono meno presenti, dove i valori ed il rispetto sono “cose di altri tempi, dove noi abbiamo provocato in gran parte quelle reazioni, ora forse abbiamo modo di far “quadrare le cose?Certa è inoltre la diminuita tolleranza degli adulti, o almeno di molti di loro, nei confronti dei comportamenti tipici dei bambini.E’ dunque questa la ADHD? La somma di questi due fattori? Sarà compito dei sociologi di domani rispondere a queste domande.Diceva una pubblicità: “E intanto io pago!Dr. Roberto CestariPresidente Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani OnlusTel.: 02 36510685Email: linea.stampa@ccdu.org siti: www.ccdu.org - www.cchr.org

Anche i bambini del Trentino sono in pericolo?


Anche i bambini del Trentino sono in pericolo?
Quali sono i rischi di una ricerca “scientifica” sulle problematiche legate all’iperattività

Trento, 22 dicembre 2007. Recentemente i genitori dei bambini di alcune scuole elementari Vallagarina hanno ricevuto una richiesta di consenso al trattamento dei dati sensibili nell’ambito dello studio clinico “La testa altrove” – Indagine sul Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività.
Un genitore allarmato ci ha inviato questa richiesta chiedendo l’aiuto del Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani. Il nostro comitato ha raccolto nel corso degli anni centinaia di denunce e tutelato i diritti di moltissimi cittadini vittime di abusi nel settore della salute mentale. In provincia di Trento si è distinto per una campagna informativa contro gli abusi di psicofarmaci ai bambini e i test psicopatologici nelle scuole, e per il sostegno a una legge Regionale che sostiene il divieto di somministrazione di test psicopatologici nelle scuole e il consenso informato scritto dei genitori per le cure a base di psicofarmaci.
La lettera inviata ai genitori contiene delle affermazioni sconcertanti. La prima affermazione che desideriamo commentare è la seguente: “L’importanza di raccogliere in maniera organizzata tali dati trova la sua motivazione nella possibilità di programmare delle risposte adeguate sia in termini di interventi, a carattere preventivo e curativo, sia in termini di un’adeguata organizzazione dei servizi: collaborazione tra scuola, famiglia e servizio sanitario…”
Qual è il vero significato di “interventi a carattere preventivo e curativo” e “collaborazione tra scuola, famiglia e servizio sanitario”?
Invitiamo ogni cittadino a riflettere sui seguenti punti:
1) Negli ultimi due anni in Gran Bretagna la prescrizione medica di psicofarmaci ai bambini è aumentata del 9200%, mentre in Germania è aumentata del 800%. Ora sta iniziando anche in Italia. A chi conviene tutto ciò? Non certo ai bambini…
Chiedetevi: come è possibile un così vasto aumento?
2) Per convincere i genitori alla somministrazione, occorre PRIMA convincerli che i loro figli siano malati.
3) A tal fine è in atto una precisa strategia di marketing:
“L’importanza di raccogliere in maniera organizzata tali dati trova la sua motivazione nella possibilità di CREARE un problema per convincere la popolazione della necessità di interventi curativi che consisteranno anche nella somministrazione di psicofarmaci ai bambini, e di organizzare nella scuola dei canali di marketing volti al procacciamento di potenziali clienti (i bambini) che verranno poi indirizzati verso cure.”
In pratica, questa indagine “scientifica” è volta a “dimostrare” che esiste un problema. Vi invito a vedere quali saranno i “risultati” di questa indagine… La scuola verrà quindi “ri-organizzata” per fare in modo che gli insegnanti non siano più degli operatori didattici ma dei promotori commerciali che segnalano i bambini ai servizi sanitari. I servizi sanitari quindi indirizzeranno il bambino verso una cura con degli psicofarmaci (Ritalin, Strattera, ecc.) noti per i loro gravi effetti collaterali tra cui il suicidio.
Tutto inizia, ed è iniziato, negli USA, in Inghilterra, in Germania e così via, con queste “innocue indagini per programmare risposte adeguate in termini di interventi, a carattere preventivo e curativo…”
Alcuni ulteriori elementi che sarebbe meglio conoscere.
Nei convegni ufficiali viene detto: “l’uso degli psicofarmaci è l’ultima risorsa”, “la cura è di tipo psicopedagogico”, “la famiglia è importante”... Ma allora perché, da quando sono stati rimessi in vendita, l’83% dei bambini diagnosticati iperattivi e con deficit di attenzione (ADHD) sono stati messi sotto psicofarmaci (Fonte: Istituto Superiore della Sanità)?
Oggi più di 17 milioni di bambini in tutto il mondo sono in “cura” psicofarmaci. Diversi enti di controllo dei farmaci hanno emanato direttive per limitare l’uso di psicofarmaci sui minori, poiché possono provocare comportamenti violenti ed anche condurre al suicidio.
In Italia, secondo uno studio dell'istituto Mario Negri, i minori sotto trattamento con psicofarmaci sono già oltre 30.000.
In trentino i bambini che assumono psicofarmaci sono 1.900. Mentre in Veneto 55.000 bambini “soffrirebbero” di disagi o turbe mentali e quindi sarebbero potenzialmente destinatari di terapie a base di psicofarmaci. Di questi ben 12.200 rischierebbero di essere etichettati come affetti da “Disturbo da deficit di attenzione ed iperattività”.
Chi ci guadagna in tutte queste diagnosi?
Nella lettera inviata ai genitori della Vallagarina si dice anche: “La ricerca verrà condotta mediante la distribuzione di due questionari: uno rivolto ai genitori … uno rivolto agli insegnanti …” In pratica è un’indagine per conoscere le opinioni di genitori e insegnanti. Sono questionari soggettivi (che nonostante le nostre richieste non ci sono stati forniti) che non hanno nulla di scientifico. Del resto chiunque può dirvi che nella scienza sono sempre esclusi la soggettività, il giudizio e l’opinione personale. Quindi perché non chiamarla con il suo nome: un’indagine di mercato?
La domanda che sorge spontanea è: per vendere che cosa?
Gli psicofarmaci prescritti ai bambini hanno effetti collaterali dannosi! Il Ritalin (che appartiene alla famiglia delle anfetamine…) era stato ritirato dal mercato nel 1982 perché ritenuto tossico e dava dipendenza, mentre lo Strattera negli USA è stato messo in relazione con un altissimo numero di suicidi nei bambini. Si stima che gli antidepressivi abbiano causato 63.000 suicidi. Tra cui bambini di 5 anni. Se non fosse per i gravissimi effetti di queste sostanze non avremmo nulla da ridire, a parte lo spreco di fondi pubblici per un’indagine il cui valore scientifico è ZERO.
Il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani raccomanda di informarsi attentamente, di non accettare facili diagnosi psichiatriche sia per se stessi che per i propri figli, ma di richiedere accurate analisi mediche. Inoltre ti ricordiamo che puoi rifiutarti di dare il tuo consenso a questo “sondaggio”. Certo è possibile che questa indagine sia animata da buoni propositi e probabilmente le persone coinvolte sono in buona fede. Ma prima di dare il tuo consenso a qualcosa che potrebbe rovinare il futuro di tuo figlio, ti consigliamo di informarti scrupolosamente.
Se desideri informazioni o ritieni di aver subito danni a causa di diagnosi o trattamenti psichiatrici puoi metterti in contatto con il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani Onlus (www.ccdutrento.org).

PSICOFARMACI: PRIMA PASTIGLIA A OTTO ANNI

Comitato dei Cittadini per i Diritti

Milano, 1 Dicembre 2007


COMUNICATO STAMPA
PSICOFARMACI: PRIMA PASTIGLIA A OTTO ANNI


“I bambini italiani che assumono psicofarmaci quotidianamente vanno dai 30.000 ai 60.000”, così scrive l’On. Patrizia Paoletti Tangheroni nell’interrogazione parlamentare presentata la scorsa settimana, a distanza di pochi giorni dall’interrogazione del Senatore Maurizio Eufemi, sempre sullo stesso argomento. La preoccupazione è giustificata ancor più dal fatto che i presupposti stessi della “malattia” vengono messi continuamente in discussione: Leiber dell’FDA afferma che “Nessun aspetto fisiopatologico del disordine è ancora stato delineato”; il Dr. Fred Baughman, nel suo libro “The Future of ADD", scrive: “Sia la FDA che la DEA hanno riconosciuto che l'ADHD non è una malattia, né organica né biologica”. Ma se non esiste uno squilibrio biochimico, perché lo si cerca di curare con sostanze chimiche? I principi attivi maggiormente utilizzati sono due: il Metilfenidato, meglio conosciuto col nome di Ritalin, e l'Atomoxetina.

Il trattamento può iniziare presto, perché già a 8 anni molti bambini ricevono la prima pastiglia. E' difficile pensare che a quell'età un bambino possa rendersi conto delle conseguenze a cui va incontro, con sostanze che in molti casi portano alla dipendenza. Il Prozac ad esempio, la cui soglia di somministrazione è stata portata da 18 a 8 anni solo di recente, può causare quasi mille differenti effetti collaterali; inoltre sono noti casi di suicidio; stesso discorso per il Ritalin, un'anfetamina, reintrodotta in Italia da poco.

Una volta i professionisti erano gli insegnanti; oggigiorno abbiamo l’equipe psico-pegadogica che munita di altisonanti "Progetti psicologici", basati sul controllo del comportamento, è entrata nella scuola, somministra test, questionari di improbabile validità scientifica, ne valuta i risultati ed infine etichetta il bambino, visto che qualsiasi difficoltà può rientrare tranquillamente in qualche "disturbo psichiatrico" come ADHD o la discalculia, la disortografia, ecc…; i genitori non vengono mai completamente informati su cosa si farà esattamente con questi progetti, che spesso sono i più variegati e i questionari psicologici invasivi che sollecitano dati sul bambino e sulla famiglia, sono spesso compilati senza il consenso dei genitori, per non parlare di come si utilizzeranno le informazioni raccolte, come verranno valutate e dove andranno a finire. Spesso le etichette rimangono nella storia dell'alunno che se le porta avanti anche negli anni successivi e i genitori restano inconsapevoli che il loro figlio sia stato schedato.

Molti bambini vengono poi indirizzati in centri di neuropsichiatria infantile che sono il punto d’ingresso verso trattamenti farmacologici, anziché interventi didattici e sociali. Ce ne sono 40 attivi sul territorio nazionale e sono 112 quelli accreditati. E’ stato istituito anche un registro nazionale, per monitorare la somministrazione degli psicofarmaci sul campo.

Su questo tema è pertanto fondamentale il consenso informato e un’inequivocabile chiarezza e trasparenza nell’informazione al cittadino, in merito a queste iniziative svolte sui bambini e ad ogni possibile effetto dei farmaci utilizzati che per altro hanno effetti collaterali molto gravi. Senza la coercizione di "velate" minacce nel caso si rifiutino di somministrare psicofarmaci ai propri figli o sottopongano i figli a trattamenti psicologici.

Lo screening dei bambini per "localizzare" malattie mentali non è qualcosa di nuovo. Tale strumento trova riscontro nella prassi della Germania nazista per ripulire la società dagli "elementi inferiori". Nel 1930 Ernst Rudin, fondatore della "genetica psichiatrica" e tra gli ideatori dell'Olocausto, durante un discorso al Congresso Internazionale sull'Igiene Mentale che si tenne a Washington D.C., propose un approccio eugenetico unitario per estirpare coloro che sono portatori noti di "malattie ereditarie". In cima all'elenco dei "difetti" che gli eugenisti americani avrebbero stilato in seguito, c'era il "disturbo da deficit dell'attenzione". Come diretta conseguenza del movimento di eugenetica psicologica, le scuole americane effettuarono per prassi lo screening dei bambini, e quelli che venivano ricoverati "idiota, imbecille, e deficiente erano tutti termini medici", venivano usati per definire vari livelli di ritardo o incapacità mentale". A tutt'oggi ben 17 milioni di bambini nel mondo sono stati diagnosticati "disturbi mentali".

Il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani raccomanda di informarsi attentamente, di non accettare facili diagnosi psichiatriche sia per se stessi che per i propri figli, ma richiedere accurate analisi mediche.

Se ritieni di aver subito danni a causa di diagnosi o trattamenti psichiatrici puoi metterti in contatto con il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani Onlus

Tel.: 02 36510685
Email: linea.stampa@ccdu.org
Siti: www.ccdu.org

Comunicato Stampa




COMITATO DEI CITTADINI PER I DIRITTI UMANI O.N.L.U.S.
Viale Monza, 1 – 20125 MILANO – Tel. 02/36510685
C.F. 97378250159
________________________________________________________________________________
Coordinamento Regionale – Via G. Casalis 70 – 10140 Torino – Tel. 011-245.88.47 Fax 011-85.30.12 - Email: ccdutrn@yahoo.it

Torino, 30 ottobre 2007

Redazione Cronaca

COMUNICATO STAMPA
La Regione Piemonte approva una legge che pone il divieto dei test ADHD nelle scuole e tutela i bambini dall’abuso di sostanze psicofarmacologiche

Martedì 30 ottobre alle ore 14,00 il Consiglio regionale piemontese ha approvato all’unanimità la Legge n.405 “Norme in materia di uso di sostanze psicotrope su bambini ed adolescenti” proposta dal Consigliere Regionale Gianluca Vignale (AN) e dal Presidente del Consiglio Regionale Davide Gariglio (Margherita).
Punti cardine della legge sono l’art. 4 che vieta la somministrazione di test per l’ADHD e altri testi psicopatologici all’interno delle strutture scolastiche, e l’art. 3 che introduce l’obbligo del consenso informato che deve essere sottoscritto dai genitori del minore per i quali è stato proposta la somministrazione di psicofarmaci. Secondo la legge deve essere predisposto un modulo per il consenso informato “attraverso il quale il medico di medicina generale, il pediatra di libera scelta, lo psichiatra o il neuropsichiatra infantile interessato fornisce, in forma scritta e in modo dettagliato, oltre ai vantaggi presunti, esaurienti informazioni in ordine agli effetti collaterali del farmaco consigliato, ai possibili trattamenti alternativi ed alle modalità di somministrazione.”
“Questo provvedimento legislativo, senza precedenti in Europa, rappresenta un grande passo avanti per la protezione dell’infanzia e delle famiglie a fronte di una campagna di marketing che cerca di VENDERE nuove malattie senza alcun fondamento scientifico” Afferma il dott. Roberto Cestari, medico e presidente del Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani (CCDU), ente promotore dell’iniziativa legislativa.
“Non si tratta di negare aiuto a chi soffre, ma ogni bambino ha diritto alle soluzioni appropriate. Qui ci confrontiamo con diagnosi ove si confondono sintomi con malattie. Il tutto in assenza di ogni fondamento scientifico adeguato. Se a questo aggiungiamo la conseguente somministrazione di psicofarmaci, il quadro è persino grottesco. Non dimentichiamo che la diffusione della somministrazione di psicofarmaci ha raggiunto negli USA ben 11 milioni di bambini e adolescenti, alcuni dei quali si sono successivamente resi responsabili delle stragi in diverse scuole americane. Noi NON vogliamo che ciò accada anche in Italia” aggiunge il dott. Cestari, e prosegue: “l’unico modo per tutelare i bambini è rappresentato dalla corretta informazione alle famiglie e insegnanti sul problema e ampliando i meccanismi di controllo ai genitori e insegnati attraverso:
1) Un fermo NO all’introduzione ed effettuazione nelle scuole italiane di test per effettuare diagnosi sull’ADHD o altre presunte malattie mentali.
2) Un migliore controllo e maggiori avvisi agli utenti in relazione a farmaci che presentano gravi rischi per la salute di chi li assume, nonché di essere utilizzati come droghe e conseguentemente spacciati.

Seguendo l'onda Statunitense, in Italia ben 82 centri sono stati accreditati per la diagnosi e cura dell'ADHD. “Nei fatti l’ADHD è solo un sintomo e la sua diagnosi non ha alcuna base scientifica, ciò è fin troppo noto nella comunità scientifica internazionale.” commenta la dott.sa Maria Elena Testa. Coordinatrice regionale del CCDU, e aggiunge “Siamo davvero sicuri che i genitori di un bambino difficile siano disposti a far assumere farmaci che possono produrre seri e imprevedibili effetti collaterali sui propri figli? E soprattutto, ne sono a conoscenza?”


PER INFORMAZIONI:

Dott. Roberto Cestari: 348-410.72.66
02-36.56.17.28

Dott.ssa Maria Elena Testa: 333-97.66.437


Ufficio Stampa
CCDU Onlus
Coordinamento Regione Piemonte
Tel. : 011 – 245.88.47
Mobile: 333 – 97.66.437
380 – 72.80.368
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Sito internet: www.ccdu.org
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PSICHIATRIA: UN ETICHETTA PER LA VITA

COMUNICATO STAMPA

Molte persone si rivolgono al Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani per denunciare le conseguenze dei trattamenti psichiatrici, da quel momento, infatti, è come se fossero etichettate per tutta la vita; qualsiasi passo falso o atteggiamento che possa essere considerato "sospetto", o magari una denuncia da parte di parenti o vicini di casa, senza reali motivi o motivi dimostrabili, possono condurre al ricovero coatto in strutture psichiatriche, dove subiscono trattamenti molto debilitanti, di solito iniezioni di psicofarmaci, che sedano la persona anche per giorni interi.
Dopo i trattamenti psichiatrici, queste persone perdono il libero arbitrio, l’autodeterminazione e la capacità di difendersi; molto spesso persino il lavoro o la propria posizione sociale, a causa delle “etichette” che gli vengono attribuite o dei trattamenti invasivi usati per sedarli, che danno effetti collaterali tali da renderli non più socialmente utili.
E’ il caso della signora seduta al bar che viene raggiunta da carabinieri e infermieri, e portata senza spiegazioni in ospedale. Oppure dei genitori che scambiano le arrabbiature della figlia per “reazioni di tipo psichiatrico” e la fanno internare. O ancora dell'anziano di 71 anni che passeggiava tranquillamente in una strada del Comune di Paderno d'Adda, una pattuglia lo ferma e lo trattiene a lungo, poi chiamano un’ambulanza per farlo internare e alla fine pretendono che firmi un foglio in cui lui dichiarava di rifiutarsi di seguirli.
Che dire, invece, del signore che si vede irrompere in casa i carabinieri e che senza spiegazioni è spinto all'esterno, dove c'è un'ambulanza che l'aspetta?
Innumerevoli persone che hanno subito trattamenti psichiatrici o hanno subito TSO, possono testimoniare che i loro diritti vengono violati. Gran parte delle leggi sull’internamento si basano sul concetto che la persona, se non posta in una struttura adeguata, possa rappresentare un pericolo per se stessa, e ribadiscono il "diritto" delle persone a ricevere trattamenti. Si pensi
che l’art. 33 del codice di deontologia medica, in vigore dal 25 giugno 1995, che dispone: «l’opposizione del paziente o del rappresentante legale non ha effetto nei casi per i quali sia previsto dalla legge trattamento sanitario obbligatorio. Al medico non è peraltro consentito di porre direttamente in essere, anche in caso di trattamento sanitario obbligatorio, trattamenti fisicamente coattivi.»
Si tratta di punti di vista molto soggettivi, da parte di persone che non hanno mai visto o parlato con un paziente. I pregiudizi nei confronti delle persone che hanno subito trattamenti psichiatrici o che reagiscono in modi considerati “non normali”, sono tali che i diritti di queste persone vengono totalmente violati. Per non parlare dei "trattamenti" estremamente invasivi, spesso non necessari: la prassi, infatti, di chi viene portato in un reparto psichiatrico, prevede il trattamento con “medicinali”, anche quando non vi sia un problema accertato.
Gli psichiatri spesso si guardano dall’informare i pazienti dei numerosi effetti collaterali degli psicofarmaci, anche se questi lamentano che li stanno “uccidendo”, togliendogli la linfa vitale e privandoli di qualsiasi gioia, della voglia di vivere, della volontà o della loro consapevolezza.
Ci si domanda se le svariate Campagne in nome della salute mentale per far si che tutti i cittadini possano usufruire dei "servizi psichiatrici", per aumentare i finanziamenti, quando già "la spesa sanitaria psichiatrica si aggira, secondo stime, tra i 4 e i 5 mila miliardi di vecchie lire l’anno (apismed.org), e il personale, non siano in realtà i target sbagliati!
Il degrado ambientale e la cattiva e scarsa assistenza ai degenti, sono solo la punta dell'iceberg della reale crisi della salute mentale, grazie a diagnosi che non hanno fondamento scientifico, a vergognose e stigmatizzanti catalogazioni, a leggi che favoriscono il ricovero forzato, ai trattamenti brutali e depersonalizzanti, i Diritti Umani di migliaia di individui sono calpestati ogni giorno. Denunciando questi soprusi, e impedendo che tali violazioni continuino a ripetersi, forse le persone in difficoltà sapranno realmente di poter avere un futuro migliore.
Per informazioni
Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani Onlus
Tel: 0236510685
Email
linea.stampa@ccdu.org
Sito: www.ccdu.org

17 MILIONI DI BAMBINI SENZA UN FUTURO

Pensi che la psichiatria non abbia a che fare con te? Ripensaci!!

Un bambino "troppo vivace" ora può ricevere una diagnosi di "Iperattività" e
il marchio di malato mentale.
Di conseguenza molti di loro saranno sottoposti a trattamento con pericolosi
psicofarmaci anfetaminici.
La psichiatria continua a sostenere che i bambini troppo vivaci sono in realtà
colpiti da una malattia a cui viene dato il nome di ADHD.
Vi ricordate quando eravate bambini?
Non so voi ma io ero molto vivace non stavo mai ferma ma non per
questo sono malata!!
Secondo una ricerca nazionale fatta lo scorso anno in alcune scuole italiane, il 9% degli
scolari esaminati avrebbe un disturbo mentale e il 2% sarebbe affetto da ADHD.
La psichiatria si è sostituita all'istruzione e in alcune scuole i NOSTRI bambini
sono sottoposti a test psichiatrici/psicologici al fine di individuarne il "disturbo mentale"
fin dall'infanzia.
Un recente sondaggio dell'istituto Mario Negri stima che in Italia 34.000 bambini
fanno uso di psicofarmaci.
I bambini non sono cavie, sono esseri umani che hanno tutto il diritto di aspettarsi
protezione ed amore.
LORO SONO IL NOSTRO FUTURO!
A rischio non c'è niente di meno che il nostro stesso futuro

PSICOFARMACI: EFFETTI COLLATERALI

NEL 2006 L'FDA (AGENZIA DI CONTROLLO CIBI E FARMACI AMERICANA) DIMOSTRO'
CHE GLI STIMOLANTI POSSONO CAUSARE ICTUS, ATTACCHI CARDIACI E MORTI.
L'FDA RAVELO' INOLTRE LA MORTE DI 45 BAMBINI A CAUSA DI ANTIDEPRESSIVI.

ECCO ALCUNI PSICOFARMACI CON I RELATIVI EFFETTI COLLATERALI:

RITALIN:
CAUSA PROBLEMI ALLA CRESCITA, PERDITA DI PESO, E PSICOSI.
IL SUICIDIO E' UNA DELLE MAGGIORI COMPLICAZIONI DURANTE L'ASTINENZA.
PUO' CAUSARE ARRESTO CARDIACO.

THORAZINE:
PROVOCA DANNI IRREVERSIBILI AL SISTEMA NERVOSO, ATTACCHI CARDIACI,
IMPOTENZA, OBESITA E ICTUS.
HA UCCISO 100.000 AMERICANI.

ANTIDEPRESSIVI:
CAUSANO SONNOLENZA, DIFFICOLTA' DI PENSIERO, MAL DI TESTA E AUMENTO DI
PESO. AI BAMBINI PUO' CAUSARE PARALISI PARZIALE E GONFIORE.

PROZAC:
CREA ANSIETA', AGITAZIONE, INSONNIA, STARNI SOGNI, DISFUNZIONI SESSUALI,
CONFUSIONE, PENSIERI SUICIDI, COMPORTAMENTO OSTILE E VIOLENTO.
DURANTE L'ASTINENZA E' ANCHE A GRANDE RISCHIO DI SUICIDIO.

ECCO ALCUNI FATTI REALMENTE ACCADUTI A PERSONE CHE FACEVANO USO DI PSICOFARMACI:

1) NEL 2001 MAMORU TAKUMA PUGNALO' A MORTE 8 BAMBINI A SCUOLA E NE FERI
GRAVEMENTE 15 MENTRE ERA SOTTO EFFETTO DI UN TRANQUILLANTE.

2) NEL 1999 KIP KINKEL, 15 ANNI, UCCISE 2 PERSONE E NE FERI' ALTRE 22
DOPO AVER FATTO FUOCO NELLA SUA SCUOLA.
ERA SOTTO TRATTAMENTO CON PSICOFARMACI.

3) NEL 2001 ANDREA YATES ANNEGO' I SUOI 5 FIGLI. ASSUMEVA ANTIDEPRESSIVI.

QUESTI SONO SOLO ALCUNI DEI DRAMMI SUCCESSI A CAUSA DI PSICOFARMACI.